Archivio | gennaio, 2014
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Inferno: Thriller o barzelletta?

7 Gen

infernoIo e Dan Brown dobbiamo assolutamente raggiungere un accordo: o io la smetto di dargli nuove possibilità, oppure lui si decide a smetterla di scrivere barzellette!
Si perché, alzando le mani sul suo indiscutibile impegno nello studiare l’arte italiana e nel volerla divulgare inserendola in rocamboleschi romanzi, io non mi riuscirò mai a spiegare perché si impegni così tanto nel ridicolizzare storie, luoghi e personaggi.
Mi spiego meglio, anche a costo fare tanticchia di spoiler!
Protagonista del libro è ovviamente il solito, coltissimo, bellissimo e ricchissimo prof. Robert Langdon, esperto in simbologia che si sveglia nel letto di un ospedale italiano con alla nuca una ferita d’arma da fuoco e soprattutto, colto da una momentanea amnesia.
Langdon non sa perché si trovi a Firenze e non si ricorda come e quando ci sia arrivato.
Dal momento del suo risveglio e nelle 36 ore successive, al povero Langdon accadrà di tutto. Sarà inseguito da strani uomini in uniformi nere paramilitari, braccato da polizia e CC, dovrà fuggire da killer sconosciuti e scoprirà che persino il suo Governo lo ha tradito. Affiancato da una misteriosa dottoressa, si sposterà per mezza Firenze seguendo le indicazioni di un folle che vuole sterminare il mondo… ma in tutto ciò non si ferma mai per chiedere “Perché?”.
Credo che senza voler disturbare ben diverse produzioni letterarie, nemmeno Kafka avesse ipotizzato mai assurdità del genere.
Per quanto io non voglia demonizzare i thriller (non sono il mio genere ma de gustibus!!) credo che un romanzo, oltre ad essere scritto bene, a raccontare una storia avvincente ed interessante, ad arricchire di nuove conoscenze chi lo legge, debba avere una elemento imprescindibile: la credibilità.
Non è possibile che un essere umano si svegli dopo essere stato colpito da un proiettile e se ne vada correndo per la città come nulla fosse; che si fidi ciecamente di una che manco conosce pur sapendo che è accerchiato da gente che lo vuole morto, che giri correndo in musei e monumenti affollati senza che nessuno lo noti; che abbia pensate geniali sempre al momento opportuno; che si sposti (sempre nelle citate 36 ore), tra Firenze, Venezia e San Pietroburgo e che ovunque vada, guarda un po’,trova sempre chi lo riconosce e gli apre le porte. Il mondo non dorme, non lavora, non ha guai. Il mondo aspetta Robert Langdon!
Detto ciò, riconosco a Brown la capacità descrittiva, la capacità di creare intrecci ed anche quella di incuriosire, tutte cose che in un lettore di medio livello possono fare colpo e nonostante le assurdità che si sono susseguite durante tutto il libro, non ne sconsiglio la lettura. Leggetelo pure amici, ma per carità, solo se a gratis!

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