Follia

5 Giu

folliaInghilterra, 1959.
Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell’ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile – finché lentamente non ne affiorano le ragioni nascoste. Alla fine ci si chiede cosa sia realmente la Follia e dove sia quel fil rouge (se c’è) che la divide dalla sanità mentale. E’ l’amore, esso stesso follia? I personaggi si muovono in una continua osmosi tra il dentro e il fuori e anche chi di loro dovrebbe tenere le fila dell’equilibrio mentale, alla fine ci lascia quantomeno perplessi. Dove può arrivare l’ossessione d’amore? E’ ossessione solo quella di Stella per Edgar o anche quella di Max ( il marito) per Stella stessa. Un marito che arriva a tenersela in casa anche dopo che lei ha mandato in frantumi tutto il suo mondo: la famiglia, la casa, la carriera, fino a vedere morire una persona cara senza alzare un dito. La follia ci appare, alla fine di questo libro, come un sottile imene. Qualcosa di cui non si conosce realmente la sostanza; qualcosa che affascina e spaventa, ma che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo trovati di fronte. Ed è stato ( o sarà) in quel momento che, in pochi istanti, abbiamo deciso (o decideremo) se affondare anche noi nella follia. Ma se decideremo di non cedere al dolce canto di quella sirena, il dubbio che ci resterà sarà: è davvero lui il folle? Ho letto questo libro in poco più di 24 ore, ma anche quando non lo avevo tra le mani, sentivo verso le sue pagine un’attrazione quasi fisica. C’è qualcosa nella scrittura di McGrath che ammalia, affascina, attira. Non so se è legato alla storia o al suo modo di scrivere. Leggerò ancora di questo autore, fosse solo per capire di più sull’arte della sua penna.

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